
martedì 14 luglio, ore 21.15
Fano, Chiesa di San Domenico
Verso l'assoluto: la sublimazione dell'amore
Canti XXI - XXVII - XXXIII
Musica eseguita dal vivo da
Le insolite Note gruppo vocale
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Al di là di Dante, di Alfredo Prologo
Canto XXI
Un senso di mistero, un immenso silenzio, una pace solenne: un’atmosfera-stato d’animo che allude allo stato contemplativo osservato sulla terra dagli spiriti del cielo di Saturno, dominato da una scala d’oro alta tanto da non potersene scorgere la fine.
Per i gradini scendono, risalgono, roteano, le anime beate, innumerevoli e splendenti.
E’ un invito all’umiltà, alla semplicità di vita quello che il Poeta pellegrino dovrà riportare agli uomini: è la via seguita dalla spirito che parla, il santo ravennate Pier Damiano, energico riformatore della Chiesa mondanizzata del suo tempo, vissuto nell’eremo di Santa Croce di Fonte Avellana, chiamato all’ufficio di cardinale e tornato più tardi alla pace del chiostro.
Si esprime la concezione religiosa di Dante: un’ascesi che si converte in apostolato, una pausa di raccoglimento per ritrovare le energie necessarie all’opera di rigenerazione della Chiesa degradata dall’opulenza, dal fasto, dalla lussuria dei moderni prelati, attratti da false e imperfette immagini di felicità.
Canto XXVII
Una festa di luci, un inno di esultanza di tutti i beati dell’ottavo cielo, quello delle stelle fisse, salutano il pellegrino d’oltretomba, giunto ormai alla soglia della contemplazione di Dio: una ricchezza di beatitudine che lo inebria, ma che pure richiama, per contrasto, l’ombra della ricchezza terrena frutto di cupidigia e generatrice di violenza, penetrata anche all’interno dell’istituzione ecclesiastica.
Ed è proprio il suo fondatore, san Pietro, a denunciarne il degrado, in antitesi a quella che fu la Chiesa delle origini, nobilitata dal martirio dei primi papi.
Il quadro si allarga, nelle parole di Beatrice, alla degenerazione dell’umanità, che sembra toccare anche gli affetti più naturali e imperituri.
Ma la violenta “indignatio” iniziale si stempera poi nell’auspicio di un non lontano soccorso divino: e sarà Dante-poeta, per bocca del primo apostolo, a restituire al mondo la speranza, in virtù della sua missione.
Canto XXXIII
Nel canto-epilogo del poema, l’estrema esperienza di Dante-personaggio; l’approdo alla visione di Dio, vertice spirituale e culmine poetico del viaggio.
Ad avvicinarlo al “fine di tutti i disii”, la preghiera di san Bernardo alla Vergine, perché ottenga da Dio la grazia ultima che consenta al pellegrino terreno il supremo appagamento.
E’ un preludio adeguato all’incontro tra finito e infinito, nel quale Dante giganteggia, solo, al cospetto della luce abbagliante della divinità, giungendo a cogliere l’unità dell’universo, i misteri della Trinità e dell’Incarnazione, affranto per l’insufficienza a comprendere, a ricordare, ad esprimere…
Solo un’illuminazione soprannaturale può acquetare il suo desiderio di capire, anche se solo per un attimo.
E’ sufficiente però per raggiungere la condizione dei beati: è la riconquista dell’ideale religioso che Dante trasmetterà, attraverso la poesia, all’umana famiglia, perché avverta di appartenere all’ordine universale governato dall’amore di Dio.
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Chiesa di San Domenico
Recentemente riportata al suo antico splendore grazie ad un prezioso intervento di restauro, la Chiesa monumentale di San Domenico fu gravemente danneggiata in tutta la zona absidale dal crollo del campanile nell’agosto del 1944. Da allora non è stata più riaperta al culto. Fu costruita, con l’adiacente ex convento oggi interamente ristrutturato, dai Domenicani, presenti a Fano già dal 1216, per concessione fatta allo stesso S.Domenico, passato per Fano ben due volte.
Sul finire del sec. XIII, vi trovò sepoltura Jacopo Del Cassero, dopo il suo assassinio (1298) ricordato da Dante nel V Canto del Purgatorio. Ma la chiesa racchiude anche le spoglie della nobile famiglia di Ugolino e Pietro De Pili e di Angiolello da Carignano, anch’egli di dantesca memoria (Inf. XXVIII, 78-83).
Allo stesso periodo risale l’intera mole esterna della chiesa, fatta eccezione per il portale (rifatto nel 1714) e per i grandi finestroni superiori.
L’interno fu completamente rinnovato su disegno del fanese Francesco Gasparoli tra il 1703 e il 1708 con l’aggiunta dell’abside semicircolare e l’inserimento delle grandi colonne, protese a simulare una scenografica tripartizione della navata e a scandire gli spazi riservati ai due grandi altari laterali in legno dorato e ai quattro minori in muratura e stucco.
Delle antiche decorazioni ad affresco della chiesa medioevale sono state riscoperte e lasciate in vista quelle sulle pareti di due nicchioni, il primo dedicato alla Crocifissione con sottostanti Storie di S.Domenico, il secondo alle Storie di S.Maria Maddalena, pregevoli opere entrambe dell’eugubino Ottaviano Nelli (prima metà del sec. XV) e, su una delle pareti a lato dell’altare maggiore, la preziosa lunetta raffigurante la Madonna con il Bambino fra i Santi Domenico, Giacomo Maggiore, Tommaso d’Aquino e Leonardo attribuita al cosiddetto Maestro dell’Incoronazione di Urbino (sec. XIV). Un altro nicchione ha invece una più tarda Madonna con il Bambino fra i Santi Domenico, Fortunato, Francesco ed Eusebio di Giambattista Ragazzini (metà del sec.XVI).
La vasta opera di ricostruzione e recupero avviata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fano ridà splendore e giusto prestigio al più importante monumento religioso di Fano e del suo comprensorio. L’edificio ospita oggi l’omonima Pinacoteca d’arte religiosa comprendente la celeberrima pala d’altare del Guercino Sposalizio della Vergine, tele di Simone Cantarini e Sebastiano Ceccarini, di Simone de Magistris, di Giovanni Francesco Guerrieri, di Federico Barocci, di Palma il Giovane, di Federico Zuccari e di altri importanti pittori del XVII secolo.
In occasione della riapertura dell’edificio la Fondazione ha pubblicato il volume La Chiesa di San Domenico a Fano, curato da Gianni Volpe.